02/01/2012: Bari,74 anni, pensionato si getta dal balcone Inps chiedeva rimborso.
09/01/2012: Bari 64 e 69 anni, pensionati si suicidano in coppia.
12/01/2012: Arzachena, 39 anni commerciante tenta di asfissiarsi,viene salvato.
22/02/2012: Trento, 44 anni per i troppi debiti si getta sotto ad un treno. è salvo.
… 25/02/2012: San Remo, 47 anni, elettricista si spara.
26/02/2012: Firenze, 65 anni, imprenditore si impicca.
02/03/2012: Ragusa, commerciante tenta di darsi fuoco.
02/03/2012: Pordenone, 46 anni, magazziniere si suicida.
9/03/2012: Genova, 45 anni disoccupato, sale su un traliccio della corrente.
9/03/2012: Taranto, 60 anni, commerciante trovato impiccato.
10/03/2012: Torino, 59 anni, muratore si da fuoco.
14/03/2012: Trieste, 40 anni, appena disoccupato si da fuoco.
15/03/2012: Lucca, 37 anni, infermiera ingerisce acido.
21/03/2012: Lecce, 29 anni, artigiano si impicca.
21/03/2012: Cosenza, 47 anni, disoccupato si spara.
23/03/2012: Pescara, 44 anni, imprenditore si impicca.
27/03/2012: Trani: 49 anni, imbianchino disoccupato si getta dalla finestra.
28/03/2012: Bologna: 58 anni, si da fuoco davanti all’Agenzia delle entrate.
29/03/2012: Verona, 27 anni, operaio si da fuoco.
01/04/2012: Sondrio: 57 anni, perde lavoro, cammina sui binari, salvato in tempo.
02/04/2012: Roma: 57 anni, corniciaio, si impicca.
03/04/2012: Catania, 58 anni, imprenditore si spara.
03/04/2012: Gela,78 anni pensionata si getta dalla finestra,riduzione della pensione
03/04/2012: Roma, 59 anni, imprenditore, si spara con un fucile.
04/04/2012 Milano, 51 anni, disoccupato si impicca.
04/04/2012 Roma Imprenditore si spara al petto col fucile La sua azienda stava fallendo
E CHISSA’ QUANTI ALTRI CHE NON SAPPIAMO…
lei sapeva dove mettere il nero e il bianco, sapeva dove risiedevano le sfumature e si limitava a passarci le dita sopra come quando la polvere le chiama, lei sapeva perfino tracciare le linee che conducevano all’inchiostro dei miei polpastrelli e guardandomi di traverso sapeva dirmi “scrivi ancora”.
le scrivevo in piccoli fogli di carta. frasi brevi perloppiù. in genere mi alzavo prima di lei, le preparavo la colazione, la guardavo sorridente, riprendere confidenza con quel corpo che aveva lasciato ai sogni e che ora richiedeva di tornare ad essere abitato.
mi aveva conosciuto 10 anni prima. le avevo lasciato un fazzoletto sotto il drink mentre era alla toilette di quel locale fumoso in via barilari. le avevo scritto “guarda il bancone. sono l’unico che non beve e non parla con nessuno”. lei mi aveva raggiunto, mi aveva fissato come si fissa qualcosa che non si capisce. 3 anni dopo mi disse che quella sera non era stata attratta dal nodo alla cravatta fatto male per essere un dirigente di una multinazionale attenta all’etichetta e nemmeno dal profumo di gelsomino e dopobarba che emanava il mio collo. si era alzata, scrutando gli astanti poiché a suo avviso, non c’era ragione di stare a un bancone di un bar senza bere e senza parlare con nessuno, soprattutto alle 2 di notte di un giorno lavorativo.
le avevo spiegato nell’unico modo che ero in grado di conoscere che non avevo scelta, che c’era troppo caos, che c’è sempre troppo caos per aggiungerne altro soprattutto nella notte di un giorno lavorativo, soprattutto quando tutti urlano qualcosa di monodirezionale: un birra, la retta del figlio, le rate del mutuo. “c’è troppo chiasso per parlare”, le avevo scritto sul mio taccuino facendoglielo vedere. “e allora non parliamo”, mi disse lei nell’orecchio.
e quella sera non parlammo. sarebbe diventato il nostro patto. ora lo so.
| — | Charles Bukowski (via jessstoto) |


